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Semperoper
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mwdaSemperoper è il mwdqteatro dell'opera di mwdgDresda. Deve il suo nome all'architetto mwdwGottfried Semper che progettò l'edificio orientandosi a una scelta di forme mweaneorinascimentali con influenze mweqneobarocche e si trova sulla mwegTheaterplatz. È la sede sia della mwewSächsische Staatsoper Dresden ("Opera di stato di Dresda") che della mwfamwfqSächsische Staatskapelle Dresden ("Orchestra statale di Dresda") e del mwfgSemperoper Ballett ("Balletto dell'Opera di Dresda"). Si tratta di una delle costruzioni più prestigiose della mwfwSassonia ed è una nota sede teatrale nella quale la maggior parte delle opere liriche rappresentate viene accompagnata da una delle più celebri orchestre tedesche, la mwgaSächsische Staatskapelle Dresden. Ha ricevuto in tempi recenti il nome di mwgqmwggSächsische Staatsoper (mwgwopera statale della mwhaSassonia).

Contents

Storia

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Storia

La costruzione originale

La costruzione originale fu progettata da Semper e venne eretta tra il mwjg1838 ed il mwjw1841. Veniva chiamata Teatro reale di corte (mwkaKönigliches Hoftheater) e si distingueva per la mwkqfacciata di forma convessa semicircolare a doppio ordine, che ricordava vagamente il mwkgColosseo. Un terzo piano più arretrato coronava la costruzione sempre seguendo la forma semicircolare. Nel mwkw1842 vi ebbe la prima assoluta il successo di mwlaRienzi di Wagner, nel mwlq1843 fu la volta de mwlgmwlwL'olandese volante ancora di Wagner e nel mwma1844 mwmqBianca und Gualtiero di mwmgAleksej L'vov.

Questo edificio ebbe breve vita, dato che le fiamme lo rasero al suolo già nel mwna1869.

La ricostruzione del teatro

Successivamente, il teatro venne riprogettato ed adattato alle nuove esigenze. Trovandosi in esilio per la sua partecipazione ai mwowmoti rivoluzionari nel 1849, Semper incaricò il figlio Manfred di portare a punto il progetto e di dirigere i lavori per la nuova costruzione, iniziata nel mwpa1878 e terminata due anni più tardi.

Ripetendo la scelta dei canoni rinascimentali, Semper abbozzò un nuovo progetto ispirato al primo e riprese il progetto di una facciata curva a due piani; come nel vecchio progetto, la facciata è sovrastata da un terzo piano in rientranza e si affaccia sulla piazza antistante con la sua forma tondeggiante. Sul mwpgportale, domina la facciata una vistosa mwpwquadriga di pantere. Nel complesso, comunque, il progetto risulta notevolmente ampliato e in massima parte reinventato.

Durante la mwqqseconda guerra mondiale il mwqgbombardamento di Dresda distrusse l'opera per la seconda volta. L'Opera di Dresda fu ricostruita, tra il mwqw1977 ed il mwra1985, dalle autorità della mwrqDDR. Stavolta il progetto di ricostruzione, basato su minuziosi studi, aveva come scopo quello di ricostruire l'opera più o meno com'era prima dell'abbattimento. Si attenne quindi ai modelli della costruzione distrutta, anche se all'interno furono previste modifiche per ampliare la grande sala.

Influenza culturale

Le soluzioni volumetriche adottate da Semper per le due costruzioni dell'opera di Dresda (facciata a pianta semicircolare a mo' di teatro romano e corpo centrale rialzato con tetto a due spioventi) furono apprezzate e vennero riprese anche da altri architetti. Soluzioni analoghe sono state infatti applicate a costruzioni come la mwtgFestspielhaus di Bayreuth (1876), ma anche al progetto della mwtwFestspielhaus Neuschwanstein (una costruzione mwuapostmoderna eretta a mwuqFüssen presso il mwugcastello di Neuschwanstein per rappresentazioni di musical e opere).

Bibliografia

• mwvg(DE) Wolfgang Junker, Wiederaufbau der Semperoper, in Architektur der DDR, anno XXXIV, n. 7, Berlino, VEB Verlag für Bauwesen, luglio 1985, pp. 388-390, ISSN 0323-3413.
• mwwa(DE) AA.VV., Die Semperoper Dresden, in Architektur der DDR, anno XXXIV, n. 7, Berlino, VEB Verlag für Bauwesen, luglio 1985, pp. 391-404, ISSN 0323-3413.

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Semperoper

Collegamenti esterni

• Semperoper, su archINFORM.
• (EN) Semperoper, su Structurae.
• mwxwRivistaprometheus, scheda, su rivistaprometheus.it. URL consultato il 14 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 22 agosto 2007).